Esiste un futuro per l’Occidente post-industriale libero dalle sostanze?

da | Mar 7, 2015

Domanda interessante, senza dubbio, specie in un momento in cui sembra che le dipendenze siano sempre più diffuse, endemiche, irrinunciabili.

Non si tratta solo di quelle dipendenze “sporche e cattive” come le sostanze d’abuso illegali, quanto di una condizione umana che se da un lato sembra espellere dalla percezione soggettiva e collettiva l’idea del dolore, della morte, l’inaccettabilità del brutto, la perversione della malattia e del disagio, dall’altro spinge tutti quanti noi alla ricerca di qualche stampella in grado di farci sentire sempre più belli, ricchi, sani, felici.

Sarà forse questa la vera perversione?

E’ immaginabile un futuro senza droghe?

Gunther Amendt scriveva già alla fine degli anni 80 dello scorso secolo che “le attuali condizioni di vita rendono indispensabile  l’uso di sostanze psicoattive, senza le quali vivere risulta intollerabile.”

L’essere umano è avviato al raggiungimento di un equilibrio interiore tramite l’uso di sostanze psicoattive, gli individui nella società postindustriale sono lasciati all’autoresponsabilità del proprio destino, per cui il bisogno di un qualche surrogato chimico (diretto o indiretto) può essere tollerato come un gestpo di pietosa, e quanto mai opportuna, automedicazione.

Si lavora, insomma, alacremente alla normalizzazione farmacologica dell’interiorità emotiva degli esseri umani.

Su questo tema, che parte dalle dipendenze ma che si espande all’idea di mondo e civiltà verso una visione antropologica dell’uomo coerente, si sono confrontati lo scorso 6 marzo 2015 alcuni professionisti delle dipendenze patologiche:

 Giancarlo Pintus, psicologo-psicoterapeuta della Gestalt;

– Giampaolo Spinnato, medico psichiatra, Responsabile di un Ser.T. dell’ASP di Palermo;

– Biagio Sciortino, Responsabile delle Comunità “Casa dei Giovani”.

L’occasione la pèresentazione del volume “La relazione assoluta. Psicoterapia della Gestalt e dipendenze patologiche“, edito da Aracne a cura di Giancarlo Pintus e M. Vittoria Crolle Santi.

Il contesto quello del Palermo Youth Centre di Via de Spuches a Palermo, uno spazio strappato dal degrado e autogestito da un raggruppamento di asspciazioni culturali e di promozione sociale.

Una bella occasione per un confronto su un tema solo apparentemente per “addetti ai lavori”, ma che investe il senso stesso del nopstro esistere e dell’adattarci/lottare in questa civiltà.

Alcuni momenti dell’incontro: